La Storia


Secondo la tradizione, i Gondi discendono dalla Consorteria dei Filippi, che Dante, nella Divina Commedia, pone nel XVIII canto del Paradiso ed annoverava fra i più antichi abitanti di Firenze.
Braccio Filippi fu investito nel 787 della carica di Cavaliere da Carlo Magno. Lo stemma Gondi presenta un braccio che impugna una mazza d’arme, che sovrasta lo stemma, vero e proprio, con due mazze d’arme a croce di Sant’Andrea con sotto il cartiglio che reca il motto di famiglia “non sine labore”. Lo stemma ricorda quindi le loro origini guerriere.
Capostipite della casata, che prese il nome di Gondi, fu Orlando di Bellicozzo, discendente di Braccio Filippi, che nel 1197 fece parte del consiglio del Comune di Firenze.
Sia il ramo italiano che quello francese, hanno ricoperto nei secoli importanti ruoli sia ecclesiastici che politici.

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Secondo la tradizione, la famiglia Gondi discende dalla Consorteria dei Filippi, che Dante, nella Divina Commedia, pone nel Paradiso ed annoverava fra i più antichi abitanti di Firenze.
Braccio Filippi fu investito nel 787 della carica di Cavaliere da Carlo Magno. Lo stemma Gondi presenta un braccio che impugna una mazza d’arme, che sovrasta lo stemma, vero e proprio, con due mazze d’arme a croce di Sant’Andrea con sotto il cartiglio che reca il motto di famiglia “non sine labore”. Lo stemma ricorda quindi le loro origini guerriere.
Capostipite della casata, che prese il nome di Gondi, fu Orlando di Bellicozzo, discendente di Braccio Filippi, che nel 1197 fece parte del consiglio del Comune di Firenza. La famiglia trasse il suo cognome da un suo bisnipote Gondo di Ricovero che troviamo tra i firmatari di un trattato tra la Repubblica Fiorentina e Genova nel 1241.
Originari del Mugello, e precisamente di San Cresci in Val Cava, raggiunsero a Firenze le più alte cariche, 18 priori tra il 1436 e il 1530, fino a quella suprema di Gonfaloniere di Giustizia, mentre in provincia furono Podestà o Governatori di Prato, Pistoia, Val d’Era, Arezzo, Pisa, Livorno, Volterra, Castelfiorentino, Scarperia e Montepulciano.
Giuliano il Vecchio, agli inizi del XV secolo fu commerciante, banchiere, battiloro. Il 4 giugno 1421 sposò Maddalena Strozzi e nel 1455 si trasferì nel quartiere di Santa Croce dove acquistò una casa da Girolamo Giugni, successivamente ne comprò altre attigue, che fece demolire per costruire il palazzo di famiglia.
Nel 1460 fu ambasciatore a Urbino e servì, in qualità di tesoriere, il Re Alfonso di Napoli. Nel 1468 ottenne la Suprema Magistratura di Alto Priore e Signore della Repubblica.
Dal canto suo il Gondi aveva prestato al sovrano una somma consistente, tanto che quest’ultimo, non essendo in grado di restituirla per intero, offrì l’architetto Giuliano da Sangallo, al suo servizio, per la progettazione e la realizzazione del Palazzo principale della casata posto in Piazza San Firenze all’ombra di Palazzo Vecchio. Sempre il Sangallo disegnò la Cappella di famiglia in Santa Maria Novella dove si trova tuttora il Cristo ligneo di Brunelleschi.
Il Re concesse inoltre di titolo di Duca ma Giuliano rifiutò, accettò solo di usare la corona ducale in memoria di questo episodio. Ancora oggi la famiglia usa la corona ducale, invece di quella da marchese. Il figlio di Giuliano, nato l’8 Gennaio 1468 doveva essere portato a battesimo da Alfonso d’Aragona, primogenito del Re di Napoli Ferdinando I. Poiché Alfonso non poté andare alla cerimonia, delegò in sua vece Lorenzo il Magnifico, così il figlio di Giuliano fu battezzato Alfonso Lorenzo Gondi.
Nello stesso periodo la famiglia ebbe un grande scambio di lettere con Girolamo Savonarola e vari membri di questa famiglia erano a Lui favorevoli ed altri no. Maddalena Gondi (1437-1503), detta «Lena», figlia di Simone di Salvestro Gondi, fu la consuocera di Lorenzo il Magnifico e bisnonna di Cosimo I e di Papa Leone X. Le fortune del casato continuarono a crescere ed il Banco Gondi ebbe sedi a Firenze, Lione, Napoli, Lisbona, Siviglia, Varsavia e Costantinopoli. Il fratello di Giuliano, Antonio di Leonardo sposò Lena di Bernardo Corbinelli e morì nel 1486 a Ferrara lasciando dodici figli, undici dei quali minori. L’ultimo nato, Antonio, fu il capostipite del ramo francese, e si trasferì a Lione, dove sposò Marie Caterine de Pierre-Vive. Marie Caterine era figlia di Nicola de Pierre-Vive, Ciambellano della corte francese. Caterina dei Medici, futura regina di Francia prese entrambi al suo servizio, soprattutto Antonio che fu il suo amministratore e quindi introdusse i Gondi al seguito del Duca d’Anjou, suo sposo.
Antonio mantenne questo incarico anche quando il duca fu incoronato re con il nome di Enrico II. La sovrana fiorentina in segno di riconoscenza donò loro la baronia di Perron a Lione. Antonio è famoso anche perché finanziò il I° viaggio di Giovanni da Verrazzano con cui il navigatore “Capitano d’Armata per l’India” scoprì la Baia di New York e la Florida. Proprio per questo Giovanni da Verrazzano e suo fratello Gerolamo dedicarono uno scoglio all’imboccatura della baia di New York alla moglie di Antonio Gondi, Marie Caterine de Pierre-vive, battezzandola “Pietra Viva” come raccontarono al Re Francesco I in una lettera scritta l’8 luglio 1524. La moglie di Antonio invece accompagnò nella vita Caterina de’ Medici consigliandola ed aiutandola nella realizzazione dei “giardini all’italiana” come il Giardino delle Tuilleries. Da Antonio e Marie Caterine nacque a Firenze il 4 novembre 1522, Alberto che il 4 settembre 1565 sposò Claude-Catherine di Clermont Dampierre, dama di Caterina, vedova di Jean de Annabout Duca de Retz. Questo matrimonio portò ai Gondi ricchezze e i titoli, tanto che Alberto fu proprietario del Castello di Noisy; gran parte dei terreni su cui fu costruita la Reggia di Versailles furono donati da Alberto a Luigi XIII.
La famiglia dunque acquisì un ruolo nella società francese di tutto rispetto, tanto che lo stesso Carlo IX scelse Alberto, come suo rappresentante, nel matrimonio per procura con Elisabetta d’Austria, figlia dell’Imperatore Massimiliano II. Il 10 luglio 1573 il sovrano lo insignì del titolo di Maresciallo di Francia, inoltre divenne consigliere privato del Re, primo gentiluomo di palazzo. Insomma i Valois offrirono al mercante-banchiere fiorentino alti incarichi amministrativi e grandi onori, segni tangibili della totale fedeltà offerta a ben 5 re: Enrico II, Francesco II, Carlo IX, Enrico III ed Enrico IV. Il Fratello di Alberto era Piero Gondi, primo Arcivescovo di Parigi, i loro monumenti funebri sono nella Cappella Gondi nell’abside di Notre Dame a Parigi. Il figlio di Alberto fu Filippo Emanuele Conte di Joigny , Capitano delle Galere cioè ministro della marina, che prese come precettore per i propri figli colui che diventò San Vincenzo de Paoli. Il figlio suo Gian Francesco Paolo Gondi fu nominato Arcivescovo di Parigi, poi Cardinale da Papa Innocenzo X ma è ricordato soprattutto perché organizzò la fronda insieme al Principe di Condè, contro il Cardinal Mazzarino, e per il suo libro di Memorie. Sempre al ramo francese appartenne Girolamo Gondi che nel 1543 ampliò l’Hotel d’Aulnay e ne fece un castello con un grandissimo giardino all’Italiana, di seicento ettari, e lo chiamò Saint-Cloud. Sempre Girolamo fece ampliare la torre di Santa Maria Maggiore in via dei Pecori a Firenze che divenne un grande palazzo ed è proprio per questo che il Palazzo ora Orlandini del Beccuto, viene chiamato dei Gondi di Francia.
Il ramo francese, famoso nella storia di Francia nei secoli XVI e XVII per aver dato, un Consigliere del re, un Primo Ministro di Stato,un Generalissimo di tutte le armate, sette Cavalieri dello Spirito Santo, un Generale delle Galere, due Ambasciatori, tre Cardinali e quattro Vescovi di Parigi, era considerato fra le casate, per importanza, secondo solo alla casa regnante ed imparentato anche con gli Orleans, fu insignito dei seguenti titoli: Pari di Francia, duchi di Retz, di Beaupreaux, marchesi di Bellisle, marchesi de la Garnache, marchesi de la Tour, conti di Joigny, baroni di Peron, baroni di Beauvoix, baroni di Codun, baroni di Toissay, baroni di Monmirel, baroni di Dampierre, baroni di Villepreux, baroni di Mortagne, baroni de la Hardouinaye, baroni di Montelon, baroni di Longueron, baroni di Armantieres, baroni di Commercy, baroni d’Euville, ecc. Questo ramo finì alla fine del seicento.
In Italia invece, la famiglia ha continuato a svolgere un’importante ruolo nella società fiorentina e si è imparentata con le maggiori casate d’Italia quali i Savoia, i Medici, gli Albizi, gli Antinori, gli Strozzi ed è stata decorata del Caval. Aurato, in Spagna.