Giuliano Gondi Banchiere e Battiloro

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febbraio 2, 2015

Abbiamo solo un ritratto di Giuliano Gondi dipinto da Tommaso Redi (1665-1726) a cui nel 1711 fu commissionato un dipinto per il salone di Palazzo Gondi .Risulta da un libro di conti, di Vincenzo Gondi, 1699 al 1724, scomparso dopo il furto, che Tommaso Redi si ispirò al ritratto di Giuliano Gondi dipinto a fresco sopra la porta dell’ingresso di Palazzo Gondi,ormai scomparso.
Sicuramente la veste foderata di ermellino ed il drappo verde, avvolto ad una colonna, è una invenzione scenografica del Redi ma il lungo naso ed i tratti del volto ben definiti sono stati copiati dall’affresco rinascimentale. Come tutti i ritratti che sono in palazzo il personaggio è ritratto con gli oggetti importanti e riconoscitivi della sua vita. Sulla scrivania al suo fianco c’è un libro aperto, un calamaio e della carta ripiegata, che sono dei riferimenti ai libri contabili, importantissimi per Giuliano, tanto che li menzionò anche nel suo testamento. In un’altra serie di ritratti, presente in palazzo, sembra che ci sia un altro ritratto di Giuliano il Vecchio, ma non abbiamo alcuna notizia sicura. Invece sappiamo che è scomparso un busto in cera dipinta realizzato da Orsino di Niccolò Benintendi, basato sulla maschera mortuaria di Giuliano , che fu posto nel 1505 nella Cappella Gondi in Santa Maria Novella, da suo figlio Federico.
Giuliano si sposò con Maddalena di Pietro di Filippo Strozzi e nel 1449, dopo la morte di questa, con Isabella di Matteo Corsi. Nel 1460 concluse un terzo, più duraturo, matrimonio con Antonietta di Lorenzo Scolari. Il palazzo di famiglia con torre e loggia, situato nella parrocchia di Santa Maria degli Ughi, fu venduto nel 1428, dal padre di Giuliano, Leonardo, a Messer Palla di Nofri Strozzi. Quindi Giuliano passò la sua giovinezza nella casa che suo padre prese in affitto in via delle Terme, nella parrocchia di Santi Apostoli. Suo nonno Simone era stato uno degli uomini più ricchi di Firenze e suo cugino Simone di Silvestro aveva fatto fortuna fin dal 1427. Leonardo ,la cui posizione non era florida,decise che era necessaria un’azione radicale: per raccogliere capitali, vendette la proprietà in città per costruire un’attività che costituì un trampolino di lancio per suo figlio Giuliano, che a sua volta, restituì alla famiglia il suo posto fra i fiorentini più benestanti. Egli si dedicò alla <> e commercializzazione di tessuti auroserici iniziata dal padre ,attività che poi si trasformò in anche in scambi commerciali e bancari che si espansero a livello di commercio internazionale in tutta Europa, perfino in Ungheria ed a Costantinopoli. Egli era ambizioso ed audace nella sua ricerca di riconquistare la ricchezza perduta e volle lasciare la propria impronta nel paesaggio urbano, costruendo il suo palazzo. Alla sua morte, nel 1501, era fra i più ricchi cittadini di Firenze.
La carriera politica di Giuliano non fu altrettanto fortunata. Visse periodi molto difficili oppure esaltanti. Presto, prima del 1452, i suoi interessi professionali lo portarono a Napoli, dove creò un ramo fiorente e redditizio della sua attività. Nel 1460 fu ambasciatore ad Urbino ed Alto Priore e Signore della Repubblica,nel 1468. Il re Ferdinando e suo figlio Alfonso, duca di Calabria, lo favorirono visto che dipendevano dalla sua disponibilità a prestar loro grandi somme di denaro. Giuliano instaurò stretti legami con ognuno di loro, considerandoli parte della sua cerchia di amici e protettori, ,tanto che poi divenne tesoriere di re Alfonso di Napoli Nel 1467 il duca Ferdinando doveva essere il padrino del figlio di Giuliano ,ma non riuscì essere presente quindi delegò , a rappresentarlo , Lorenzo il Magnifico che si senti obbligato di portare a battesimo il bambino che fu chiamato Alfonso Lorenzo, in loro onore. Comunque, questi fatti ed il tiepido apprezzamento dei Medici , indebolirono il suo rapporto con Lorenzo de’ Medici e il suo regime. Considerato sospetto per i legami con Napoli , Giuliano Gondi fu escluso nel 1471 dalle cariche politiche . Nel 1474 tale esclusione fu resa permanente ed estesa in perpetuo anche a tutti gli altri membri della famiglia. Tuttavia, con l’arrivo della guerra le sue sorti cambiarono. Nel 1477 la proibizione ad avere una carica fu tolta grazie all’intervento diretto del re di Napoli. Nel 1478 ritornò trionfante, dopo la congiura dei Pazzi,da numerose missioni diplomatiche delicate, compiute per conto di Lorenzo il Magnifico presso Alfonso d’Aragona, Duca di Calabria e Federico da Montefeltro, Duca di Urbino, che Giuliano considerava entrambi amici. Tanto che quest’ultimo inaugurò il palazzo. Nell’ultima parte del secolo i suoi rapporti con Lorenzo, non furono mai ottimi ma migliorarono molto, le sue attività,comunque, si svilupparono enormemente , dopo la cacciata di Piero de’ Medici , nel 1494.
Oltre a ricoprire più volte la carica di conservatore di Legge, Giuliano fu eletto priore nel 1495 e nel 1498, in una fase estremamente delicata della vita pubblica fiorentina,divisa da gravi conflitti interni,tra il partito savonaroliano e i gruppi favorevoli al mantenimento di buoni rapporti con il Papato ed il vari tentativi di restaurazione dei Medici . La situazione precipitò nel marzo 1498, quando Alessandro VI ordinò alla Repubblica di consegnargli il Savonarola, pena la scomunica. Giuliano prese decisamente posizione contro il Savonarola ” la Repubblica doveva obbedire al Papa come ogni devoto cristiano e doveva impedire che si formasse a Firenze una setta eretica” anche perché l’eventuale disobbedienza avrebbe messo a rischio i beni e le persone dei mercanti fiorentini . La posizione di Giuliano tradiva la sua preoccupazione per la sorte degli interessi economici che la sua famiglia aveva a Napoli e a Roma. La posizione di Giuliano e dell’élite fiorentina antisavonaroliana riuscì a imporsi su un’opinione pubblica confusa e disorientata e la sorte del Savonarola si compì. Arrestato e torturato, il frate fu arso sul rogo il 23 maggio 1498.
Anche se ormai anziano, il G. partecipò attivamente alla fase politica che si aprì dopo la morte del Savonarola. Si occupò del finanziamento della guerra di Pisa, mantenendo i contatti con il capitano dell’esercito, Paolo Vitelli, e sovvenzionò abbondantemente la Repubblica.
Il 3 gennaio 1501 Giuliano redasse il suo testamento. Oltre a liberare alcuni schiavi, suggerì ai suoi eredi di mantenere almeno per cinque anni l’attività di battiloro e raccomandò loro di continuare la compagnia di lana e il commercio con il Regno di Napoli. Prescrisse di recuperare dal Comune di Firenze e dal duca di Ferrara una serie di crediti per destinarli al completamento della cappella gentilizia nella chiesa di S. Maria Novella,disegnata da Giuliano da Sangallo e di portare a termine il palazzo di famiglia.
Pochi mesi dopo, l’8 maggio 1501, il G. morì a Firenze.